bella e puttana

roma
esco intorno alle 18.30 dal lavoro, in questo periodo lavoro part time (classica battuta da agenzia di pubblicità rivolta a chi riesce ad andarsene prima di mezzanotte), e mi inoltro per le vie del centro in cerca di un paio di scarpe. il problema scarpe in estate si fa più gravoso, se non porti i tacchi e hai la femminilità spiccata di un tenente degli alpini, trovare un paio di scarpe è più difficile che farsi la ceretta al buio. in inverno ho tatuate ai piedi sneaker di ogni marca e foggia ma in estate rischio la deriva infradito da maggio a settembre. mi bastano meno di due ore tra le vie intorno al corso per rendermi conto che vivo in una città che per quanto odiosa è uno spettacolo a cielo aperto.
da zara trovi gli spagnoli a fare shopping. e mi chiedo come cazzo si faccia a venire in vacanza a roma e finire a comprare in una catena di negozi spagnoli se sei spagnolo. voglio evitare battute sul livello intellettivo degli iberici per non cadere in un loop di personale risentimento.
in via del babuino davanti mac ci sono un paio di maschietti molto etti e poco maschi, vestiti da marinai jp gautier che ti invitano ad entrare per un aperitivo. la dj in vetrina è ovviamente donna perché fa tanto più cool e le ragazze in costume da bagno anni ’40 sono molto più ingessate e tristi dei due ricchio-popeye all’ingresso.
per strada riconosco uno di quei fenomeni televisivi da baraccone, persone comuni al limite del freak trasformati dal tubo catodico in divi di stagione. il poverino scruta la gente nella speranza di essere riconosciuto come quello che stava alla trasmissione di… ma il miracolo non si compie.
nelle vie laterali di piazza di spagna, quelle di prada gucci e compagnia cantando, è tutto un pullulare di signorotte borghesi. arricchite o ricche, amanti di politici o marchette d’alto livello. le ragazze più giovani, più magre e meglio vestite, 9 su 10 sono le commesse delle boutique e mi chiedo quanto ti possa rodere il culo vendere una cinta che costa quanto il tuo stipendio ma poi le guardo meglio e mi accorgo che il loro stipendio lo investono comprando abiti di marca nel negozio accanto a quello in cui lavorano.
c’è la signora con il carlino nero in sovrappeso col pelo più lucido di una church appena comprata.
alla camper in un negozio di 20 metri quadri ci sono 5 commessi che ti circondano e che riposizionano, secondo un rigoroso feng shui, la scarpa che hai appena toccato.
alle 19 passano i camion della nettezza urbana a ritirare gli scarti della parte ricca della città, gli uomini e le donne sono veloci, efficienti e sorridono. loro raccolgono immondizie sorridendo, le persone che le hanno gettate e vivono in appartamenti da milioni di euro, hanno sempre la faccia incazzata.
all’edicola dove compro vanity fair, al cesso è insostituibile, e i biglietti del bus, è esposto un cartello “no information”. lo trovo molto scortese ma poi immagino il poverino costretto a rispondere tutto il giorno alle mille richieste o alle solite domande di turisti rompicoglioni.
arrivo al capolinea degli autobus e nonostante roma sia in tilt per la visita di bush, con strade chiuse, trasporti pubblici deviati e posti di blocco ovunque, gli autisti se ne stanno lì paciosi a chiacchierare e scherzare.
salgo sul bus, è semivuoto, mi siedo e sfoglio la bibbia del cazzeggio-colto, quando scendo alla mia fermata sono passati pochi minuti e sono ancora pervasa dal ritorno di fiamma verso la città con la quale convivo tra amore a e odio da 34 anni. sto bene, le scarpe non le ho trovate, ma sentire di nuovo quel palpito d’amore è impagabile. finché, mentre sto per attraversare la strada, noto l’auto blu che ho davanti, vetri oscurati leggermente abbassati, macchina di scorta subito dietro. metto a fuoco l’occupante della prima e in un secondo il sorriso ebete dell’innamorato si spegne come di fronte alla scena di un tradimento. roma rimane la solita puttana se permette a uno come calderoli di metterle le mani addosso. mi esce un sentito e irrazionale: “’sto pezzo di merda” accompagnato dal gesto del braccio. l’uomo della macchina di scorta si sforza di guardarmi male ma probabilmente la pensa come me.
13 giugno 2008
estratto da http://identitycrash.blogspot.it/

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